Ugo Ferrando Narconon Alfiere
Prevenzione e riabilitazione droghe e alcol
martedì 24 febbraio 2026
Il bravo meccanico
Il bravo meccanico di se stesso deve innanzitutto fermarsi,
osservare il “mezzo” che guida ogni giorno: il proprio corpo.
Se un’automobile è trascurata, prima o poi si arresta; allo
stesso modo, un corpo affaticato, intossicato o maltrattato
perde efficienza, lucidità, forza. Riparare il corpo significa
nutrirlo in modo adeguato, farlo respirare, muoverlo,
purificarlo dalle scorie accumulate negli anni. Significa
restituirgli dignità, ascoltarne i segnali. È il primo atto di
responsabilità verso se stessi.
Ma il lavoro del bravo meccanico non si ferma alla carrozzeria.
Dopo il corpo viene la mente, il motore di ogni cosa. Una mente
confusa, appesantita da sensi di colpa, menzogne, paure e
automatismi, non può guidare una vita libera. Sistemare la mente
vuol dire fare ordine, riconoscere gli errori, affrontare le proprie
mancanze senza giustificazioni. Vuol dire allenare la
comunicazione, imparare ad ascoltare e a rispondere con presenza.
È un lavoro di precisione, come regolare un motore delicato: ogni
pensiero fuori posto può creare attrito, ogni emozione repressa può
diventare un guasto.
Quando corpo e mente iniziano a funzionare in armonia, allora
può emergere qualcosa di nuovo: uno spirito rinnovato. Non si
tratta di diventare qualcun altro, ma di tornare alla propria essenza,
a quella parte integra e forte che forse era rimasta nascosta sotto
strati di abitudini distruttive. È una rinascita che non avviene per
magia, ma attraverso disciplina, impegno e costanza.
In questo percorso, realtà come il Narconon Alfiere rappresentano
per molti un’officina in cui imparare a essere meccanici di se
stessi. Non è qualcuno che ripara al posto tuo: ti vengono dati
strumenti, esercizi, comprensione. Sta poi alla persona applicarli,
stringere i bulloni allentati, sostituire le parti danneggiate, ripulire
i circuiti interni.
Essere meccanico di se stessi significa non delegare più la propria
vita agli eventi o alle sostanze, ma assumersi la piena
responsabilità del proprio funzionamento. È un atto di coraggio e
di amore verso la propria esistenza. E quando il motore torna a
girare pulito, la strada non fa più paura: diventa possibilità.
Narconon Alfiere APS
Numero verde 800 170 997
https://www.narcononalfiere.it
lunedì 23 febbraio 2026
Costin
Gli addestramenti, nel programma Narconon, sono esercizi mirati
a sviluppare una comunicazione chiara, stabile e consapevole. Non
si tratta soltanto di parlare o ascoltare, ma di essere presenti,
mantenere l’attenzione, comprendere e farsi comprendere senza
paura o reazioni impulsive. Attraverso la pratica costante, la
persona recupera sicurezza, autocontrollo e rispetto per sé e per
gli altri. Quando questa abilità diventa naturale, si riapre la
possibilità di relazioni autentiche e scelte responsabili.
“Eccomi qua, ho concluso anche l’addestramento finale.
All’inizio, guardando il video, mi era sembrato un po’ difficile, perché
avevo paura di non riuscire a mettere insieme tutti gli addestramenti.
Invece è stato più semplice del previsto. È vero, ho dovuto fare un po’
di pratica, ma mentre li svolgevo mi rendevo conto che ormai
facevano parte di me e che non c’era nemmeno bisogno di ricordarli:
venivano fuori in automatico.
Gli addestramenti mi hanno dato moltissimo e mi hanno fatto capire
tante cose. Mi sono reso conto di essere diventato più calmo, più
persistente, più determinato, più volenteroso. Ma soprattutto ho capito
una cosa fondamentale: ce la si può fare sempre. Ci vuole
determinazione, e forse era proprio quella che a me mancava — o
meglio, che sprecavo per altro.
Oggi ho acquisito molta più sicurezza in me stesso. Sono convinto e
determinato, so che saprò affrontare ciò che verrà. Mi sento pronto e
so di avere finalmente le armi giuste.
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il mio compagno di
studi, che oltre a spremere il meglio da me mi ha dato forza e grinta
quando stavo per arrendermi o semplicemente volevo mollare. Grazie
Luca per avermi supportato e sopportato. Prometto di “spremerti”
come hai fatto tu con me, perché a me è servito e qualcosa di buono ne
è uscito. Ti voglio bene.
Un grazie speciale va anche a Marco, che per me è stato — e lo è
ancora — un punto di riferimento e un esempio da seguire. E infine,
ma non per questo meno importante, ringrazio Assunta, che ha creduto
in me per tutto il tempo degli addestramenti, ha avuto pazienza e ha
sempre saputo quando e come intervenire."
Costin
Narconon Alfiere APS
Numero verde 800 170 997
https://www.narcononalfiere.it
sabato 21 febbraio 2026
Complici?
Sebbene i genitori non possano essere direttamente
responsabili delle scelte individuali dei figli, il loro ruolo
nella crescita e nello sviluppo emotivo può influenzare,
in qualche misura, i comportamenti che portano alla
dipendenza. Tuttavia, è importante distinguere tra
responsabilità e colpevolezza, poiché ogni caso è unico
e dipende da numerosi fattori.
Narconon Alfiere è un'associazione di promozione sociale
L’influenza del contesto familiare
Un ambiente familiare disfunzionale, caratterizzato da conflitti,
mancanza di comunicazione, o negligenza emotiva, può
aumentare la vulnerabilità dei figli alla tossicodipendenza. Ad
esempio, genitori iperprotettivi o, al contrario, troppo permissivi
possono inavvertitamente impedire ai figli di sviluppare
capacità di gestione delle emozioni e dei problemi. Anche
l’esposizione a comportamenti di abuso di sostanze da parte
dei genitori può normalizzare l’uso di droghe o alcol.
Il ruolo della mancata consapevolezza
In molti casi, i genitori non riconoscono i segnali precoci di una
dipendenza o minimizzano il problema per paura, vergogna o
senso di colpa. Questa mancanza di intervento tempestivo può
aggravare la situazione. Alcuni genitori, inconsapevolmente,
possono anche sostenere la dipendenza fornendo denaro o
ignorando comportamenti problematici, per evitare conflitti o
per proteggere il figlio da conseguenze immediate.
Empatia e supporto come soluzione
Invece di concentrarsi sulla colpevolezza, è più utile per i
genitori acquisire strumenti per comprendere e affrontare il
problema. Un atteggiamento positivo può fare la differenza. I
genitori non sono necessariamente complici, ma possono
diventare alleati cruciali nel percorso di recupero, trasformando
un ruolo potenzialmente passivo in una forza positiva per il
cambiamento.
Se hai bisogno di aiuto per tuo figlio o figlia, chiama il
numero verde 800 170 997. Ti guideremo nel prendere il
controllo della situazione per salvargli la vita senza
compromessi.
https://www.narcononalfiere.it
venerdì 20 febbraio 2026
NASCONDERE LA DIPENDENZA
Perché molte persone nascondono la dipendenza dalla droga?
Quali sono le implicazioni nel mantenere segreta questa
situazione?
Narconon Alfiere è un'associazione di promozione sociale
Stigma sociale e paura del rifiuto
Uno dei motivi principali che porta una persona a nascondere la
dipendenza dalla droga è lo stigma sociale. La società spesso
giudica e critica aspramente chi lotta con le dipendenze,
considerandole un fallimento personale o una mancanza di forza di
volontà. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, questo
stigma può avere gravi conseguenze rendendo difficile per le
persone cercare l’aiuto e il sostegno di cui hanno bisogno per la
guarigione.
Anche la paura di essere rifiutati o discriminati da amici, familiari o
sul lavoro spinge molti a mantenere segreta la propria dipendenza.
Nascondere questo problema può essere un modo per evitare la
vergogna e il giudizio sociale, anche se alla fine aggrava la
situazione impedendo loro di ricevere il sostegno di cui potrebbero
aver bisogno.
Pressioni familiari e professionali
In alcuni casi, la pressione familiare o lavorativa può portare le
persone a nascondere la propria dipendenza. Ad esempio, coloro
che mantengono un’immagine pubblica di successo o stabilità,
come professionisti di alto profilo o leader familiari, possono
vedere la dipendenza come una minaccia al loro ruolo sociale. La
pressione per soddisfare le aspettative di successo e stabilità può
indurli a nascondere qualsiasi segno di vulnerabilità, compresi
problemi di salute mentale come la dipendenza. Chi occupa
posizioni di responsabilità o lavori ad alto rendimento potrebbe
avere maggiori probabilità di tenere nascosta la propria dipendenza
per non compromettere la propria carriera o posizione sociale.
Il ciclo della negazione
La negazione è un altro fattore importante nella dipendenza. Molte
persone che soffrono di dipendenze non vogliono riconoscere il
loro problema, o perché temono le conseguenze o perché credono
veramente di avere il controllo della propria dipendenza. Questo
ciclo di negazione li porta ad evitare l'aiuto professionale e il
sostegno familiare, convinti di poter smettere di usare in qualsiasi
momento.
Questo meccanismo di difesa è comune nella dipendenza, poiché
ammettere il problema implica riconoscere che è necessario
cambiare e affrontare situazioni che, in molti casi, non si vuole
affrontare. La negazione diventa così un rifugio che tiene nascosto
il problema, alimentando la dipendenza.
Conseguenze del nascondere una dipendenza
Mantenere segreta una dipendenza può avere gravi conseguenze
sia per la persona che per coloro che la circondano. Le dipendenze
tendono a peggiorare se non trattate, il che può portare a danni alla
salute fisica e mentale, come problemi cardiaci, problemi al fegato
o disturbi di ansia e depressione. Inoltre, la persona può sviluppare
comportamenti dannosi, come mentire o manipolare, che
indeboliscono le relazioni personali e affettive.
Le persone che affrontano apertamente la propria dipendenza
hanno maggiori possibilità di recupero rispetto a coloro che la
nascondono. Questo perché il sostegno dei propri cari e il
trattamento professionale sono fattori cruciali nel processo di
riabilitazione.
Superare la paura e cercare aiuto
Il primo passo per superare una dipendenza è riconoscere il
problema e chiedere aiuto. Molte organizzazioni, come i centri
Narconon, forniscono uno spazio sicuro e confidenziale in cui le
persone possono sottoporsi a un processo di riabilitazione
completo.
Se sei seriamente intenzionato a riprenderti la vita con
un approccio comprovato che ti consenta di trovare la
forza dentro di te, puoi telefonare ora al numero verde
800 170 997
o visita il sito
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mercoledì 18 febbraio 2026
Rovina famiglie
Non c’è una cosa che rovina le famiglie come la droga,
l’alcol e gli psicofarmaci usati per tenere a bada l’astinenza
da queste sostanze altamente tossiche. Non perché la
famiglia sia fragile, ma perché è, paradossalmente, troppo
umana. La famiglia è un piccolo nucleo che resiste a quasi
tutto: ai soldi che non bastano mai, alle tasse e alle bollette
che arrivano puntuali, alle difficoltà della scuola dei figli,
persino al tradimento di un coniuge, che talvolta viene
sopportato, discusso, persino perdonato. È un organismo
elastico, capace di assorbire colpi durissimi senza
spezzarsi.
Ma di fronte alla tossicodipendenza, la famiglia cede.
La ragione è semplice e tragica allo stesso tempo: la
tossicodipendenza non è un problema “morale” né una
debolezza di carattere. È follia pura. E con la follia non si può
ragionare, nemmeno usando la logica più elementare. Chi è
dipendente impara a mentire a se stesso prima ancora che agli
altri. Fa finta di ascoltare, annuisce, promette, sembra
comprendere. Poi, puntualmente, ricade. Torna a piombare
nell’inferno che si è costruito giorno dopo giorno, tiro dopo tiro,
bicchiere dopo bicchiere.
In questo vortice, la famiglia diventa impotente. I genitori si
sentono colpevoli, i partner si consumano nell’attesa, i figli sono
distrutti. Ogni tentativo di aiuto sembra fallire. Ogni discussione
si trasforma in scontro. La casa, che dovrebbe essere rifugio,
diventa un campo di battaglia silenzioso, fatto di paura, rabbia e
vergogna.
È qui che bisogna avere il coraggio di fermarsi e riconoscere
una verità difficile: l’amore, da solo, non basta. Servono
strumenti, metodo, un percorso che affronti la dipendenza alla
radice, senza sostituire una sostanza con un’altra.
Se un tuo familiare soffre la tossicodipendenza, rivolgiti al
centro Narconon Alfiere. Non è una resa, è un atto di
responsabilità. Significa scegliere la lucidità al posto della
disperazione, la soluzione al posto del rimandare. Un percorso
adeguato può restituire una persona sana di mente e di corpo.
E con essa può tornare anche ciò che sembrava perduto per
sempre: una famiglia che ricomincia a respirare, a parlarsi, a
vivere di nuovo.
Narconon Alfiere APS
Numero verde 800 170 997
https://www.narcononalfiere.it
lunedì 16 febbraio 2026
Autostima
La dipendenza da droghe o alcol non distrugge solo il
corpo: erode lentamente l’autostima. Chi ne soffre perde
fiducia nelle proprie capacità, nella parola data, nel valore
personale. Le promesse non mantenute, i fallimenti ripetuti
e il senso di colpa creano una frattura interiore profonda: la
persona smette di credere in sé stessa. Recuperare
l’autostima diventa allora un passaggio centrale, non un
effetto collaterale, nel percorso di riabilitazione.
Il programma Narconon affronta questo aspetto in modo diretto
e pratico. Non si limita a eliminare la sostanza dal corpo, ma
lavora sulla ricostruzione dell’individuo, passo dopo passo,
attraverso esperienze concrete di successo personale.
L’autostima, infatti, non nasce dalle parole di incoraggiamento,
ma dall’azione riuscita.
Uno dei primi elementi chiave è la disintossicazione fisica.
Liberarsi dalle tossine accumulate permette alla persona di
ritrovare lucidità mentale ed energia. Quando il corpo inizia a
funzionare meglio, anche la percezione di sé cambia: ci si sente
meno “rovinati”, più presenti, più vivi. Questo miglioramento
fisico è spesso il primo segnale tangibile che il cambiamento è
possibile.
Successivamente, il programma introduce esercizi strutturati
per recuperare il controllo sulla propria vita. Attraverso attività
mirate, la persona impara a portare a termine ciò che inizia, a
comunicare in modo efficace e a confrontarsi con l’ambiente
senza paura.
Ogni abilità appresa e applicata con successo rafforza la fiducia
in sé stessi. L’autostima cresce perché nasce dall’esperienza
diretta: “posso farcela”. Un altro aspetto fondamentale è il
recupero della responsabilità personale. Non in senso punitivo,
ma liberatorio.
Riconoscere le proprie scelte passate consente di separare
l’errore dalla persona. Non si è “sbagliati”: si è qualcuno che ha
fatto scelte sbagliate e può farne di diverse. Questa distinzione
è essenziale per ricostruire il rispetto di sé.
Narconon Alfiere APS
Numero verde 800 170 997
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sabato 14 febbraio 2026
La corsa infinita
La corsa infinita della scienza contro le dipendenze ha
prodotto, nel tempo, psicofarmaci più sofisticati, protocolli
farmacologici e meccanici. I trattamenti sostitutivi nascono
dall’idea che la dipendenza sia soprattutto un fenomeno
biochimico: un’alterazione esterna che richiede una
correzione esterna. In questa prospettiva, l’individuo viene
letto come portatore di un deficit da compensare, un
organismo da stabilizzare. Il risultato è una gestione del
problema più che una sua risoluzione: la sostanza cambia
nome, la dipendenza assume una forma socialmente più
accettabile, ma il nodo profondo resta.
La natura “infinita” — la necessità di terapie prolungate, talvolta
senza un orizzonte di conclusione — suggerisce un limite
strutturale: se la risposta fosse davvero tutta fuori dall’uomo,
basterebbe trovarla una volta per tutte. Il fatto che la ricerca
continui a rincorrere nuove molecole e nuovi metodi indica che
il problema non si esaurisce nella chimica e nell’elettronica.
Da oltre mezzo secolo, il programma Narconon propone una
lettura radicalmente diversa. La dipendenza non è solo una
reazione a una sostanza, ma l’esito di una frattura interna: tra
corpo, mente e spirito. Non si tratta di negare l’impatto fisico
delle droghe, ma di affermare che la vera guarigione non può
essere delegata a un agente esterno. Se l’uomo è ridotto a
paziente passivo, la sua capacità di autodeterminazione resta
inattiva — e con essa la possibilità di un cambiamento stabile.
Il programma Narconon insiste sulla riabilitazione integrale:
recuperare il corpo dagli effetti tossici, restituire chiarezza alla
mente, riattivare un senso di responsabilità e di valore
personale. In questo quadro, l’individuo non è un contenitore da
riempire di farmaci o di onde magnetiche, ma un soggetto da
rimettere in condizione di scegliere. La risposta, dunque, non
arriva dall’esterno come una soluzione calata dall’alto, ma
emerge dall’interno come conquista.
Il vero punto di divergenza non è scientifico, ma umanistico. Da
una parte, un modello che cura l’uomo come oggetto; dall’altra,
un approccio che lo considera causa e soluzione del proprio
destino. È in questa differenza che si gioca la possibilità di un
successo umano e duraturo.
Narconon Alfiere APS
Numero verde 800 170 997
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