mercoledì 14 ottobre 2026

Gli albori del Narconon

Carcere di Florence, Arizona, USA, 16 febbraio 1967 A sinistra, il detenuto William Benitez riceve una targa di riconoscimento per i risultati ottenuti nel primo anno del programma Narconon, da lui avviato all’interno del carcere. Questa immagine appartiene al primo anno della storia del Narconon e racconta una vicenda nata in un luogo particolare: un istituto penitenziario. Bill Benitez, che stava scontando una pena per droga nel carcere di Florence, cercò un modo diverso per aiutare le persone che, come lui, si trovavano alle prese con il problema della droga e con le conseguenze che la tossicodipendenza poteva avere sulla propria vita. Nel 1966 iniziò così a utilizzare e studiare alcuni materiali e principi tratti dalle opere di L. Ron Hubbard, sviluppando un programma rivolto ai detenuti con problemi di droga. L’iniziativa prese il nome di Narconon, dalle parole “narcotics” e “no”, e si proponeva di aiutare le persone a liberarsi dalla dipendenza e a costruire una vita più responsabile e produttiva. La targa raffigurata nella fotografia rappresenta quindi un riconoscimento dei risultati del primo anno di attività e, soprattutto, testimonia la nascita di un’esperienza che sarebbe successivamente uscita dalle mura del carcere per svilupparsi in altri Paesi. Per il Narconon, questa fotografia conserva un significato particolare: mostra uno dei primi momenti documentati di quella storia e ricorda come un’idea nata all’interno di un carcere sia diventata, nel corso degli anni, un programma internazionale dedicato alla prevenzione e alla riabilitazione dalle droghe. A distanza di decenni, l’immagine di Bill Benitez con quella targa rimane una testimonianza delle origini del movimento Narconon e dell’idea che anche una persona che si trova in una situazione difficile possa contribuire concretamente ad aiutare altre persone a cambiare direzione nella propria vita. Narconon Alfiere APS Numero verde 800 170 997 https://www.narcononalfiere.it

martedì 13 ottobre 2026

Michela

“Ho sempre avuto tutto nella vita: una famiglia bellissima. Amavo i bambini e sono diventata mamma quando ero ancora una bambina. Tutto questo ha fatto sì che non mi accontentassi mai e così mi sono riversata nelle droghe. Negli anni ho solo cambiato sostanza, ma ero sempre sotto effetto. Cresco le mie bimbe da sola, separata, un'attività da gestire, cose frenetiche, fatiche insostenibili, piangevo da sola per non far vedere le mie debolezze, non mi è mai piaciuto essere compatita, ero io che compativo. Fino a quel maledetto giorno, il peggiore che ho incontrato: lei, quella maledetta bottiglia. Tutto si è racchiuso in lei. Ho chiuso la mia vita. Mi hanno negato l'unica ragione che mi muoveva avanti: le mie bambine. Ero sola... IO & LEI, maledetta bottiglia, fino a quel giorno che mi ritrovai in una cella fredda, 4 ragazze, chiuse tra quelle sbarre, e ho capito che avevo toccato il fondo. Uscii da lì e c'era sempre lui, mio Padre ad aspettarmi. L'ultima e più grande delusione, la peggiore: la sua principessa aveva perso ogni speranza, era caduta troppo troppo in basso, ormai era schiava, schiava di una vita che ormai era andata a rotoli. Fu così che decisi di venire al Narconon Alfiere. Non dimentico ancora quegli occhi di mio padre, un uomo forte, il mio uomo forte, colui che mi ha sempre difeso, protetto fino all'impossibile, ma ormai doveva lasciarmi nelle mani di qualcuno che avrebbe sostituito le sue, e quegli occhi quel giorno racchiudevano tutto questo dolore. Iniziai per la prima volta a superare l’astinenza. Non fu facile, ma una mattina mi svegliai molto presto. Di solito dormivo molto poco. Uscii dal balcone della mia camera. Vidi il sole. Sentii gli uccelli cantare. Mi sentii bene. Quando mai? Prima, quando si faceva giorno, per me iniziava l'inferno, invece, ho iniziato a capire che le piccole cose iniziavano a darmi emozioni, emozioni che avevo dimenticato. Così passarono i giorni, iniziai ad apprezzare sempre più cose, sentivo di nuovo battere il mio cuore, provavo emozioni incomprensibili. Finii l'astinenza, il mio primo traguardo. Mi sentivo bene, mi sentivo in grado di poter camminare da sola. In quel forte calore ho ritrovato me stessa, lo stesso calore che ricevevo e davo prima delle sostanze, mi sentivo sempre più forte, ho sperimentato tante emozioni. Ho riflettuto tanto e ho capito che bisogna attraversare la tempesta per poter apprezzare il sole, e così ogni giorno ritrovo la ragione per andare avanti, trovare un motivo che mi faccia dire che sono sulla strada giusta. Ringrazio tutti voi, che mi sostenete tutti i giorni in questo cammino che per me si chiama VITA!” Michela Narconon Alfiere APS Numero verde 800 170 997 https://www.narcononalfiere.it

lunedì 12 ottobre 2026

Per una serie di ragioni politiche, religiose e sociali, la dipendenza è stata storicamente percepita da molti come un riflesso di debolezza morale o comportamento criminale. È stata anche a lungo associata ad un ambiente familiare debole. Questa percezione, spesso errata, ha agito come un ostacolo al trattamento per molti. Molti tossicodipendenti hanno dovuto affrontare l'ammonimento che avevano solo bisogno di sforzi di volontà per tenere la situazione sotto controllo. Queste visioni della dipendenza come mancanza di controllo o debolezza spesso si estendono ai familiari o agli amici che tagliano ulteriormente fuori il tossicodipendente da un mezzo con cui cercare aiuto. Queste convinzioni errate costituiscono collettivamente ciò che è noto come stigma. Quando le persone non sono consapevoli o adeguatamente istruite su un argomento come la dipendenza, possono adottare idee preconcette al riguardo. Quando qualcuno ha un'esperienza spiacevole a causa di un tossicodipendente, può arrivare a credere che tutte le persone che lottano con droghe e alcol possano causare esperienze simili e spiacevoli. Come si può ridurre lo stigma associato alla dipendenza? Per molti versi, rimuovere lo stigma associato alla dipendenza dipenderà dall'educazione delle persone su cosa sia la dipendenza e su come possono aiutare i tossicodipendenti a stare meglio. La dipendenza è un insieme di comportamenti negativi appresi complessi che continuano nonostante gli sforzi del tossicodipendente di controllare o interrompere l'uso di una sostanza. Questa incapacità di smettere è rafforzata dal processo biologico di tolleranza, che fa sì che il corpo diventi fisicamente dipendente dalla sostanza. La dipendenza fisica produce desideri estremi per la sostanza e ne è richiesta sempre di più per ottenere sollievo da dolori fisici e mentali. Questo ciclo di dipendenza è quasi impossibile da interrompere da soli. Ciò che ne consegue è una crisi sempre più grave in cui l'individuo trova impossibile continuare a vivere senza sostanze. Questa lotta disperata si traduce in un processo decisionale compromesso e talvolta in comportamenti estremi che sono i tratti distintivi della dipendenza. Sono questi comportamenti e la scarsa capacità decisionale che rappresentano quindi gli stereotipi più comuni della dipendenza. La convinzione che questi comportamenti rappresentino una scelta volontaria o una decisione consapevole da parte del tossicodipendente è semplicemente falsa. La criminalità deriva il più delle volte dalla disperazione di trovare la sostanza di cui si è diventati dipendenti. Queste non sono decisioni morali, sono decisioni prese dalla disperazione per porre fine alle voglie incessanti e ai sintomi di astinenza che iniziano quasi immediatamente dopo l'assunzione di una droga. Lo stigma alla fine impedisce alle persone che soffrono di dipendenza di cercare un trattamento, emarginandole e creando un ambiente di paura in cui qualcuno che si fa avanti per chiedere aiuto potrebbe invece trovare la reclusione o una punizione. Riducendo questo stigma e offrendo un trattamento efficace, il ciclo può essere interrotto. Narconon Alfiere APS Numero verde 800 170 997 https://www.narcononalfiere.it

sabato 10 ottobre 2026

METANFETAMINA: LA DROGA DI HITLER

Nome originale "Pervitin" Pervitin è un farmaco contenente metanfetamina appartenente alla categoria delle anfetamine, che fu brevettato il 31 ottobre 1937 e prodotto a partire dal 1938 nella Germania nazista dal gruppo farmaceutico Temmler. Tra il 1939 e il 1945 circa duecento milioni di dosi di Pervitin vennero distribuite ai soldati tedeschi. Fin dalle prime fasi della seconda guerra mondiale il Pervitin veniva somministrato ai soldati della Wehrmacht e nel 1939, ai tempi dell'invasione della Polonia, era distribuito quotidianamente insieme al cibo. Il capo degli psicologi dell'esercito la considerava "una sostanza di grande valore militare" e aveva convinto i generali del Reich dell'utilità della sostanza sul campo di battaglia che permetteva di marciare ininterrottamente e donava la capacità di combattere senza sosta, di giorno e di notte, senza aver bisogno di dormire. Tra il 1939 e il 1945 circa duecento milioni di dosi di Pervitin vennero distribuite ai soldati tedeschi. I dottori militari, oltre a somministrare il Pervitin al naturale, mischiavano la metanfetamina alla cioccolata creando delle barrette chiamate "cioccolata dell'aviatore", che venivano date ai piloti aerei. Esisteva anche la versione per i carristi chiamata "panzer cioccolata”. Il Pervitin non è più in commercio, ma i danni della metanfetamina restano una realtà. Il Narconon Alfiere accoglie chi ne fa uso, offrendo un percorso per ricostruire la propria vita. Narconon Alfiere APS Numero verde 800 170 997 https://www.narcononalfiere.it

venerdì 9 ottobre 2026

Re-Start

Quando una persona arriva al Narconon Alfiere, spesso non ha più un vero progetto di vita. La droga o l’alcol ha cancellato sogni, obiettivi, relazioni e la mente è concentrata solo sul sopravvivere giorno per giorno. Tuttavia, durante il programma, accade qualcosa di profondo: la persona comincia a vedere di nuovo possibilità, sente riaccendersi la voglia di costruire e di immaginare un futuro diverso. Gli esercizi di comunicazione, le saune, la corretta alimentazione e lo studio dei corsi di etica e responsabilità restituiscono lucidità, stabilità e fiducia. Così, chi un tempo pensava solo alla prossima dose o al prossimo bicchiere inizia a pensare al lavoro, alla famiglia, a nuove passioni. Al Narconon Alfiere, molti ospiti iniziano a fare veri e propri progetti per il futuro, concreti e realizzabili. C’è chi sogna di aprire una piccola impresa artigiana o di tornare alla propria professione, lasciata anni prima della dipendenza. Un ex alcolista, dopo aver completato il programma, ha deciso di tornare a studiare per diventare cuoco e oggi lavora in un ristorante; un altro ha scelto di iscriversi a un corso per educatori e aiutare ragazzi in difficoltà. Una donna, dopo anni di dipendenza da alcol e psicofarmaci, ha ritrovato il desiderio di occuparsi dei figli e di dedicarsi al volontariato. Questi non sono sogni vaghi, ma progetti che nascono da una mente di nuovo pulita, stabile e capace di affrontare la realtà. Il Narconon Alfiere non promette miracoli, ma insegna a prendersi la responsabilità del proprio futuro. Alla fine del programma, quasi tutti hanno un obiettivo chiaro: vivere senza droghe o alcol, costruire rapporti sinceri e contribuire in modo onesto e leale alla famiglia e alla società. L’ex tossicodipendente o l’ex alcolista che riesce a portare avanti questi progetti non solo si è liberato da una schiavitù, ma ha imparato a essere causa della propria vita. Narconon Alfiere APS Numero verde 800 170 997 https://www.narcononalfiere.it

giovedì 8 ottobre 2026

Fine programma

"Sono entrato qui al centro Alfiere a testa bassa. Mi chiedevo: “...ma chi sono?”. Di certo sapevo che mi detestavano, avevo sensi di colpa, pensavo di essere io il problema di tutto. Effettivamente ero il problema: non mi prendevo nessuna responsabilità e non ho saputo affrontare situazioni per me difficili. Chissà cosa avrei potuto fare? Nel percorso, qui al Narconon Alfiere, ci ho pensato: avrei potuto fare di tutto, ma ho scelto di attaccarmi alla bottiglia e usare sostanze per non sentirmi intrappolato da me stesso, perché non ero in grado di cambiare, di prendere decisioni. Molte volte ho toccato il fondo, ma mai da lucido. Qua ho avuto la possibilità di sperimentarlo ed è stato doloroso, ma attraverso il dolore che ho provato oggi mi dico: “È bello sentirsi vivi, è bello ridere per davvero”. È tutto così speciale. Qualsiasi cosa che guardo o tocco sembra nuova. Ho più autostima, ho finalmente fiducia in me stesso e so che posso inseguire il mio sogno. Oggi inizio diversamente: mi voglio bene e amo la vita. Adesso posso uscire di qui a testa alta." Sergey Narconon Alfiere APS Numero verde 800 170 997 https://www.narcononalfiere.it

mercoledì 7 ottobre 2026

Un Pericolo Silenzioso

L’uso di alcol e droghe tra gli adulti, soprattutto in contesti familiari, rappresenta un problema complesso con conseguenze devastanti per i bambini coinvolti. Non solo l’abuso di queste sostanze crea un ambiente instabile, ma espone i più piccoli a rischi fisici, psicologici e sociali. I bambini che crescono in famiglie dove uno o entrambi i genitori abusano di alcol o droghe spesso sperimentano un senso di trascuratezza. I genitori sotto l’influenza di queste sostanze possono essere meno capaci di rispondere ai bisogni emotivi e fisici dei loro figli, lasciandoli vulnerabili a traumi e abusi. Questo impatto negativo può emergere anche sotto forma di comportamenti imprevedibili da parte dei genitori, portando a un aumento dell’instabilità emotiva nei bambini. Questi ultimi, infatti, possono sviluppare ansia, depressione e altre forme di disagio mentale. L’esposizione a tali situazioni può influire negativamente sullo sviluppo cognitivo e sociale del bambino. Le carenze emotive possono influire sul rendimento scolastico, sulla capacità di costruire relazioni sane e persino sulla loro visione di sé e del mondo. In alcuni casi, i bambini imitano i comportamenti visti in casa, iniziando precocemente a usare sostanze. Il ciclo intergenerazionale di abuso di sostanze è una delle conseguenze più allarmanti. Bambini cresciuti in tali ambienti hanno maggiori probabilità di diventare adulti che abusano a loro volta di alcol o droghe. Questo ciclo perpetua la vulnerabilità e la disgregazione familiare, estendendo i danni per generazioni. Per interrompere questo ciclo, è fondamentale un intervento precoce. I programmi di supporto familiare, la consulenza psicologica e la sensibilizzazione sono strumenti essenziali. Inoltre, è importante che le scuole e le comunità offrano un ambiente di supporto in cui i bambini possano sentirsi al sicuro e ricevere l’aiuto necessario. L’abuso di alcol e droghe da parte dei genitori ha un impatto profondo e spesso duraturo sui bambini. Proteggere i minori e offrire loro una possibilità di crescita sana e sicura dovrebbe essere una priorità assoluta. Narconon Alfiere APS Numero verde 800 170 997 https://www.narcononalfiere.it