giovedì 16 luglio 2026
Vincenzo
"Sono sempre stato un uomo leggero nelle scelte, labile
persino nelle decisioni importanti. Ho vissuto spesso in
balia delle onde, sulla mia zattera, alla ricerca di una
teoria, di una promessa fatta di estremi, di esperienze
vissute in tutte le salse. Ho sfidato il mare, urlato al
cielo. A volte ero impaurito, e mi stringevo alla mia
zattera, implorando che tutto finisse. In quei momenti
avrei voluto solo affondare e scomparire nel fondo del
mare. Pregavo per un miracolo, e al mio risveglio
chiedevo soltanto una cosa: pace.
Ma quella pace era sempre disturbata, viziata dagli eccessi,
perché volevo tutto, subito, e a modo mio. Per anni ho
vissuto ogni giorno come fosse l’ultimo, distrutto da un
modo di vivere che mi consumava, pieno di rancore e di
odio verso me stesso. Ero avvilito, sfinito da ogni battaglia
contro turbolenze che non riuscivo a controllare, senza una
direzione. Ogni volta che ottenevo qualcosa, la buttavo via.
Mi scocciava subito. Ero dominato da una perenne
insoddisfazione.
Sono arrivato alla deriva, e in quel momento ho davvero
pensato di abbandonare la vita terrena, solo per smettere di
soffrire. Credevo di non meritare più nulla, di non poter più
nemmeno immaginare qualcosa di bello.
Sono arrivato qui al Narconon Alfiere quando non sapevo
più dov’era il nord o il sud. Il sole non lo vedevo più. Senza
orizzonti, nato per morire. Un signor Nessuno in mezzo al
niente. Chiedevo di morire, e anche questo lo facevo a
modo mio: dettando condizioni. Ma ormai non avevo più
forza, non avevo più nulla da dare o da chiedere. Ero solo,
in mezzo a tanti, per mia scelta. Mi stavo punendo per il mio
passato.
Poi è arrivato il primo esercizio, e un’immagine mentale mi
ha paralizzato. Avevo paura di rivivere l’orrore, di affrontare
di nuovo ricordi atroci. Ma grazie all’assistenza degli
operatori, sono riuscito a intravedere il muro che divide il
male dal bene. Un muro così sottile e trasparente che puoi
sbatterci contro… ma non puoi attraversarlo, se il cuore è
chiuso.
Quel muro si dissolve solo con l’amore per la vita. E con il
ritorno ai ritmi naturali della terra, che ogni giorno mi
trasmette energia, speranza e un primo senso di controllo.
Gli obiettivi che sto raggiungendo qui sono come semi.
Sotto di me, ora, sento una montagna a sostenermi. Questo
dolore che ho vissuto, lo porterò con me, ma non come un
peso, bensì come una radice. Lo trasformerò in forza, e lo
investirò negli obiettivi che coltiverò e proteggerò.
Grazie di cuore a chi mi sta aiutando a risalire. Perché,
finalmente, inizio a sentirmi vivo.”
Vincenzo
Narconon Alfiere APS
Numero verde 800 170 997
https://www.narcononalfiere.it
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